Il boccone del prete

la salsa e la crosta

In pizzeria con l’amico Alberto. Noto che incomincia a mangiare la pizza dalla crosta, la stacca meticolosamente dal resto della pizza e la mangia. E esattamente il contrario di quello che faccio io.
In genere io taglio la pizza a spicchi ed inizio a mangiarla dal centro, riservandomi la crosta alla fine; preferisco gustarmi quando l’appetito è ancora ben desto la parte più gustosa e riservarmi la crosta alla fine. Alberto non la pensa come me. Una questione di gusti?

Strategie di sopravvivenza alimentare

Non è solo questione di gusti. A detta di Brian Wansink autore di Mindless Eating: chi è nato in una famiglia relativamente numerosa -come me che ho due fratelli- mangia la parte migliore all’inizio. Chi è figlio unico -come il mio amico- si riserva i bocconi migliori alla fine: può permetterselo, non avendo competitori che possano fregarglieli o con cui sia incoraggiato a dividerli.
Quando mangiate il boccone migliore?

Pane e cioccolato

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Pane e cioccolato. Mi ricordo mia madre quando preparava la merenda, generose fette di pane casareccio, con un sottile strato di crema al cioccolato (per lungo tempo abbiamo ondeggiato tra Nutella e Ciaocrem, oggi siamo migrati verso lidi più artigianali) tirati più della sfoglia emiliana, più sottile del catrame sulla Salerno-Reggio Calabria.

Pomeriggi soleggiati passati a giocare a pallone, sembra il Mulino Bianco, me ne rendo conto. Ma è colpa mia se i pubblicitari per commercializzare prodotti, architettano sogni, derubando la vita?

Mic(c)a facile

Mi sembrava che l’idea di aprire un blog sul pane fosse una buona idea. Coniugare una passione emergente della mia vita, con un nuovo medium mi affascina.
Ma la cosa non si è rivelata facile facile, anzi.

Nutrire il bimbo

Già perché un blog è un impegno, è un po’ come la pasta acida, richiede attenzione costante, non puoi dimenticartene. Devi nutrirlo in continuazione altrimenti: altrimenti muore. Diventa un peso in più, e non ne abbiamo già tanti?
Si sta rivelando un esercizio molto più difficile di quello che pensavo, scrivere questo blog. Ma proprio perché mi appare difficoltoso penso che si possa imparare parecchio.

scrivere ricette

La prima difficoltà riguarda le ricette. Le ricette sono il classico esempio di scrittura standardizzata, che rispecchia un codice predefinito e nel quale c’è poco da innovare. Be’ scrivere una ricetta non è affatto così semplice. O meglio scrivere una ricetta che sia leggibile.

Ci sono tanti dettagli a cui non si bada nella realizzazione di un pane, ma che nel momento in cui ci si mette dalla parte di chi non è lì con te, questi dettagli non sono così intuitivi. Cosa si fa? si lascia libertà a chi legge o si descrive meticolosamente tutto. Inoltre la scrittura di una ricetta è una scrittura che richiede preparazione (ma quale scrittura non richiede preparazione?); bisogna avere le immagini pronte, il testo consequenziale; e chiaro.

Scrittura per sé o per gli altri

La scrittura per se stessi è molto diversa dalla scrittura per gli altri. Il tono è completamente diverso. Il blog in quanto diario si presta ad una scrittura per se stessi. Ma in quando diario che tutti possono leggere è anche formulabile come scrittura per gli altri.

Non so ancora bene che tono e che direzione prenderà questo blog, ma ad occhio e croce credo scrivere per se stessi, anche se più problematico e probabilmente meno efficace, sembra più semplice da realizzare. Posso provarci. E questo post in fondo è il primo esempio.

La rivoluzione del pane fresco, la domenica

In virtù del famoso, oramai, decreto Bersani avremo il pane fresco anche la domenica. Così almeno ripetono i giornali. Staremo a vedere se i prestinai milanesi baratteranno la domenica al mare, per un pugno di euri.

In realtà in Francia le panetterie erano tra i pochi negozi a poter aprire anche la domenica. La Rivoluzione (quella vera) aveva promesso che nessun cittadino sarebbe rimasto senza pane; mai; neanche la domenica.

E provate a togliere ai Danesi il piacere di una sacrosanta e tranquilla colazione domenicale a base di pane, formaggio, marmellata e te o caffè a volonta.

E a ben pensarci non è curioso che un paese così profondamente cattolico come l’Italia negasse al suo popolo, il pane quotidiano proprio il giorno del Signore?

sotto il milione…

Panem et circenses.

I giochi continuano. Il pane, se ne consuma di meno.

Dal 2000 ad oggi il consumo del pane in Italia è diminuito di quasi un terzo e per la prima volta siamo scesi sotto il milione di tonnellate (989 mila tonnellate) di pane consumato.

E’ quanto riferisce uno studio dell’agenzia Ismea AC Nielsen  commissionato dalla Coldiretti. I dati risalgono al 2006 ed indicano da un lato un calo nei consumi di pane; dall’altro l’aumento del consumo di prodotti a base di cereali: abbiamo il pane, ma preferiamo le Brioche, o forse i corn flakes.

Lo studio rileva anche un aumento del consumo di pani tradizionali, pani protetti dall’indicazione IGP e DOP.

Ma a senso indicare la provenienza di un pane?

Personalmente ho dei forti dubbi. Voglio dire. Da quando il vino è stato messo in bottiglia,  ha iniziato a viaggiare ed è diventato una merce pressoché ubiqua.

La bottiglia di Barolo che compro ad Amburgo è veramente Barolo? Qui un marchio DOC o DOCG ha senso; ma una biova? una bella mica di pane di Matera? Ha senso comprare una forma di pane di Matera ad Amburgo? E cosa c’è nella testa di chi compra pane lucano in Germania?

Panini al burro

Panini al burro
Questo è il nome di questi gustosissimi panini.
La ricetta è del mitico Jeffrey Hamelman, ed è assolutamente vero quello che scrive nel suo libro: vanno giù molto facilmente.

L’impasto è di facile fattura grazie alla bassa idratazione, e questi panini sono perfetti a colazione, o anche per gli hamburger, anche se penso la loro morte sia semplicemte imbottiti con il prosciutto.

La leggera presenza di gusto lì rende leggermente salati, tanto quanto basta per sposarsi con una farcitura saporita.

La fatica dell´ozio

Non ho mai creduto che l´ozio fosse il padre del vizio, ma neanche della felicità.

Fare qualsiasi cosa, scavare un buco per terra, piantare un cavolo, centrare un bersaglio, lavorare al telaio, fare l´uncinetto, – in una parola, tentare di produrre un qualsiasi effetto, e riuscirci, possiede qualcosa che gratifica la passione per il potere, e sostiene l´attività senza pace della mente umana. L´indolenza è una condizione deliziosa ma logorante: dobbiamo fare qualcosa per essere felici”
William Hazlitt